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Quel che penso che il precariato faccia a noi giovani

So che questo argomento non c’entra niente con i viaggi, ma di sicuro c’entra  con il motivo per cui ho di prendermi una pausa dalla mia azienda.

Più persone incontro, più confidenze raccolgo e tutte mi rimandano la stessa idea, la stessa storia.

Siamo figli di una generazione che ha avuto la vita professionale molto più facile, bastava laurearsi per fare la differenza, per avere tante opportunità, un’epoca in cui se avevi una buona idea e un po’ di coraggio potevi sfondare. Siamo cresciuti con i nostri genitori che ci esortavano ad avere voti sempre più alti, a laurearci con la lode in modo che poi il lavoro sarebbe arrivato subito. Abbiamo fatto investire alla nostra famiglia decine di migliaia di euro per la nostra formazione. Abbiamo scelto una facoltà non sulla base di una prospettiva lavorativa, ma perché ci piacevano degli argomenti e pensavamo di avere delle “attitudini” , come ci dicevano i nostri professori, tanto se ci metti impegno arrivi dove vuoi!

E poi…la precipitazione della realtà!

 

Ci siamo laureati con lode, parliamo almeno 1 o 2 lingue straniere, abbiamo passato tutti i week end dei nostri anni post lauream a fare master invece di andare al mare! Usiamo bene il pc, i social media, e molti di noi nel frattempo sono pure musicisti, fotografi, ballerini o “blogger”, e quindi? Tutti amministratori delegati? No ! neanche stagisti! Abbiamo passato gli ultimi 10 anni (se va bene) avendo l’illusione che la meritocrazia esistesse davvero, che bastasse impegnarsi e poi i risultati si sarebbero visti, come ci diceva papà quando andavamo a scuola, ma ora chi glielo dice a papà che non è così?

Nella migliore delle ipotesi entriamo in un’azienda come stagisti e ci spiegano che dobbiamo pure baciare per terra, dato che loro hanno avuto il buon cuore di assumere un super laureato masterizzato poliglotta a 0€ al mese! Ma all’inizio pensi che capiranno il tuo valore, ti appezzeranno e ti faranno crescere, ma no! Proprio perché sei bravo ti confermano il contratto a progetto, e ringrazia Dio!

E poi tengono agganciato all’amo con l’esca del budget HR, ogni mese potrebbe essere quello decisivo per la tua assunzione, e allora tu rimani lì a pedalare con la carota che ti penzola davanti, e nel frattempo arrivano le prime assunzioni, prima come sempre un po’ di nepotismo, poi un po’ di raccomandazioni e poi di favori sessuali (dopotutto i precari sono giovani e anche magri dato che con quegli stipendi da fame ci compri ben poco). Tu rimani li, tieni duro e loro ti intortano con la scusa dell’appartenenza all’azienda, che “siamo tutti una grande famiglia”, anche se in realtà è un’altra la famiglia che ti paga le bollette!

Dopo anni di questa litania, alla fine come per magia arriva il contratto, ma cosa succede? Che ti sei già rotto i coglioni! Per un precario il contratto è il traguardo, non il punto di partenza!

La cosa che più mi addolora del mondo del lavoro è che tutte le persone appassionate che ho conosciuto nella vita, dopo le delusioni aziendali sono diventate impiegatucci! Una volta entrati in azienda poi l’obiettivo è non regalare più niente a quell’azienda, non farti rubare più il sangue! Ed è un vero peccato! Le aziende dovrebbero capire che così non hanno guadagnato 3, 5, 7 anni di lavoro a basso costo da un impiegato super qualificato, ma hanno perso 35 anni di un buon lavoratore!

Se solo il mercato fosse più fluido, se invece del co.co.pro. ci fossero solo contratti a tempo determinato e poi una mobilità orizzontale dinamica, i ragazzi non avrebbero paura e imparerebbero molto di più dalle aziende in cui lavorerebbero! Ma questo è un’utopia!

La cosa che mi rattrista di più personalmente è che posso perdonare l’uomo che mi ha spezzato il cuore, ma credo di non riuscire  a perdonare chi mi ha spezzato l’amore per la prima grande passione della mia vita!

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2 commenti

  1. Come ti capisco! Tra le idee che ci hanno inculcato e la realtà c’è quel mare che molti di noi avrebbero voluto (e forse anche dovuto) attraversare viaggiando, anziché fare sei master e mezzo!

    • Uno dei miei progetti ambiziosi è fare una ricerca che provi che viaggiare ti formi anche per il lavoro. Credo che tra un annetto sarà pubblicata.

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