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Tre luoghi mistici della Galilea

Di tutte le zone che ho visitato di Israele sicuramente quello che mi ha emozionato di più è la Galilea. Il mio viaggio in Israele è stato 100% on the road, abbiamo affittato una macchina e ci siamo lasciati trasportare dalla nostra curiosità.

Se dovessi dire soltanto la cosa che più mi ha provocato emozioni della Galilea, non avrei dubbi, sarebbe sicuramente la luce! Non so come sia possibile, ma la combinazione delle nuvole e dei raggi solari ti fa catapultare in tempo lontano, fermo, più che altro direi all’interno della Bibbia. Tutte le volte che ho ascoltato i Vangeli mi sono immaginata un luogo come in effetti è la Galilea, contribuisce anche il fatto che ci sono tantissime zone poco popolate che rendono l’atmosfera ancora più sospesa.

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Ma tornando ai luoghi concreti e direi più specifici per me, ti posso consigliare questi 3:

1.     L’hammam nella piazza di Nazareth

Si forse non è quello che ci si aspetta quando si parla di luogo mistico, ma personalmente è stato un’esperienza che mi ha colpito nel profondo e ora vi spiego il perché.

In una delle piazze principali di Nazareth c’è un negozio di vini che circa 10 anni fa ha deciso di fare dei lavori per ingrandire i suoi ambienti. Nello scavare ha scoperto i resti di un antico bagno di epoca romana. Basta scendere un piano di scale per entrare in un mondo di duemila anni fa, è chiaramente visibile la struttura pavimentale tipica dei bagni di vapore romani. Gli archeologi dicono che questo bagno è del 1 secolo a.c. e che all’epoca era uno dei pochi nella città, quindi quasi con assoluta certezza è stato usato da Maria e poi da Gesù.

Quello che inoltre ha contribuito alla suggestione della mia visita è stato il proprietario della bottega, un uomo molto alto, magro, con una corporatura ossuta, capelli lunghi e zigomi sporgenti. Aveva degli occhi castani molto molto intensi, con uno sguardo dolcissimo, sarà stata sicuramente la suggestione del momento, ma a me sembrava davvero tanto a simile a come mi immagino Cristo.

lago tiberiade

2.    Il Lago Tiberiade

In tutte le culture il luogo migliore per meditare è vicino all’acqua e sotto un albero, non è un caso che anche Gesù abbia scelto un luogo simile per iniziare a divulgare la sua parola. Il Lago Tiberiade è immenso, all’epoca si diceva che sembrava grande quanto un mare, credo si possa percorrere per buona parte a piedi e vivere come un qualsiasi lago mediterraneo. Ma la sacralità del luogo è come un vento che avvolge ogni albero. Ci sono punti in cui sono stati creati enormi altare monoliti con una piccola croce di ferro infilzata sopra. Moltissimi pellegrini dicono messa la mattina presto su questi altari, ognuno si riunisce con la propria comunità e nella propria lingua. Personalmente non ho assistito ad una di queste cerimonie, ci sono arrivata più tardi in maniera autonoma, però mi ha colpito quanto questo luogo, anche se all’aperto, anche se vuoto , avesse un’aurea sacra. Era come camminare in una Chiesa, tutti cercavamo di non parlare ad alta voce, di non fare troppo rumore, come se quell’atmosfera riempisse tutti i nostri silenzi.

lago tiberiade_

3.    Il monte delle beatitudini

 

“Beati quelli che sono nel pianto perché verranno consolati, beati i misericordiosi perché troveranno misericordia, beati i poveri di spirito perché loro è il regno dei cieli.”

Queste sono le parole, in latino a dire il vero, che incorniciano la grande Basilica delle Beatitudini, un’enorme costruzione su di un colle, nel mezzo della natura più isolata. Come un’oasi, un miraggio, ma non per cercare cibo o acqua, forse solo per ascoltare qualche risposta dentro di noi.

Come spesso accade, parlare con la gente del luogo ti apre sempre delle porte, e in questo caso è stato letterale. Mentre eravamo nella Chiesa, chi intento a pregare, chi intento ad osservarne il lato storico e artistico, incrociamo uno dei sacerdoti che viveva nel convento, che appena scopre che siamo italiani sfoggia il suo italiano perfetto. Dopo un paio di chiacchiere ci invita a prendere un tè all’interno del convento, e così da una porticina, siamo sbucati dove di solito non va nessuno. A metà tra il cortile e le grandi cucine abbiamo goduto dell’ospitalità di quell’uomo che ci aveva visti infreddoliti dalla

monte delle beatitudini

 

the in convento

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