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Viaggio in Giordania

Il racconto di Federica del suo bellissimo viaggio in Giordania

“La Via dell’incenso non è una semplice pista, una linea sulla carta geografica. È molto di più. È una delle arterie lungo le quali è passata la storia dell’uomo. Attraverso questo cammino sono venuti in contatto mondi lontanissimi e diversi. Si sono toccate Europa e India, Arabia e Africa.”

È così che Aldo Pavan, autore del libro La via dell’incenso, descrive l’antica rotta commerciale che attraversava la penisola arabica, fino alle coste del mediterraneo, lungo la quale si avventuravano le carovane cariche di spezie orientali. La via dell’incenso si snodava per circa 2400 km e le carovane impiegavano lunghi mesi per percorrerla. E tra dazi, predoni e briganti, improvvise tempeste di sabbia e difficoltà di orientamento, la traversata diveniva un’impresa rischiosa e dall’esito imprevedibile.

Ed eccoci, duemila anni dopo, pronti a ripercorrere parte di quel magnifico tragitto, lungo un itinerario che attraversa la Giordania, terra dai paesaggi rocciosi e desertici, ma anche terra di grandi profeti biblici e di antichissime civiltà, e oggi, un fiorente paese arabo che svolge un delicato ruolo geopolitico nei precari equilibri della Regione.

Prima tappa del nostro viaggio è Amman, capitale del Regno Hashemita di Giordania. Città moderna e vivace, a prima vista non sembra avere quel fascino orientale che un turista occidentale si aspetterebbe, soprattutto a confronto con la vicina Damasco.

Dopo 3 ore di viaggio su uno dei tanti taxi collettivi che fanno la spola tra Damasco e Amman, arriviamo per l’ora di pranzo alla Stazione Abdali, dove troviamo il gentilissimo Mohammed Hallak di rentareliablecar.com che ci porta in agenzia per sbrigare velocemente le pratiche di noleggio. Pick-up gratuito ovunque ad Amman, anche in aeroporto, e consegna dell’auto (380$ per una Toyota Corolla x 8 giorni con assicurazione casco e furto). Arriviamo in albergo, l’Hotel Palace Amman, una modesta, ma accogliente struttura in pieno centro, davanti al Suq dell’oro. Tripla con bagno privato 40 Dinari Giordani (JOD), circa 42 Euro. Da lì girovaghiamo nella città vecchia, tra la cittadella e il teatro romano (1 JOD da sabato a giovedì), passando per le anguste stradine del suq dell’oro.

Il secondo giorno facciamo un’escursione in giornata a Jerash, 50 km a nord di Amman, circa un’ora in auto. Il sito è molto suggestivo, rovine romane magnificamente conservate e sepolte per secoli sotto la sabbia! Un consiglio: in estate la camminata sotto il sole cocente è piuttosto faticosa, quindi portate molta acqua, crema solare e cappello. L’ingresso costa 8 JOD per gli stranieri e il sito è aperto tutti i giorni dalle 8 al tramonto. Rientriamo la sera ad Amman, dove, stanchissimi, decidiamo di non allontanarci dall’albergo e ceniamo da al-Quds, ristorante di poche pretese nel centro della città. Un mansaf (riso con agnello bollito) e qualche antipasto (mezzeh), porzioni abbondanti a poco prezzo.  Ad Amman, sia i ristoranti arabi più raffinati, di cucina etnica o internazionale, ma anche pub e locali, si trovano tutti nei quartieri alti di Jabel Amman, Abdoun e Shmeisani.

Il terzo giorno ci dirigiamo di buon mattino verso il Mar Morto, dove ci aspetta un’esperienza unica e divertentissima: galleggiare sulle acque calme e salate del punto più basso della terra (300 mt sotto il livello del mare), magari leggendo un giornale! Il viaggio, di circa due ore, ci rivela una natura molto affascinante: lunghissime discese, paesaggi aridi e rocciosi, alternati a piccoli campi coltivati e a greggi di bestiame.

Sul lungomare incontriamo vari check point: controlli puramente formali, ma che comunque ci ricordano che sull’altra sponda, malgrado la foschia, spunta Israele. Arriviamo all’Amman Beach, una sorta di stabilimento con due livelli di piscine e sotto, l’accesso al Mar Morto, sdraio e docce e tutto il necessario. L’ingresso costa 15 JOD a persona, comunque molto meno delle altre strutture dei grandi alberghi che dominano la costa araba del Mar Morto. All’inizio è strano vedere donne in bikini e altre, tutte vestite e avvolte da un velo nero, farsi il bagno una accanto all’altra! Un consiglio se provate a nuotare nel Mar Morto: attenzione all’acqua…anche una sola goccia negli occhi vi farà passare dieci terribili minuti!

Cercando con le mani sotto i banchi di sale, finalmente trovo un po’ di fango viscido e nero. Lo metto addosso e lo lascio seccare per 20 minuti. La pelle rimane liscia e morbida per giorni, e senza macchie sul costume! Oppure, per pochi dinari ci si può far ricoprire di fango dai ragazzi che girano coi secchielli. Il fango è leggermente trattato con oli profumati e la sensazione di morbidezza dura più a lungo. Dopo un leggero pranzo al sacco (fortunatamente avevamo scorte di acqua in macchina, visti i prezzi di una bottiglia all’Amman Beach) ci godiamo un altro po’ di relax, e poi ci avviamo verso Madaba, passando per il Monte Nebo, indicato dalla Bibbia come il luogo da cui Mosè osservò la Terra promessa e dove, secondo la tradizione, fu sepolto.

Con un po’ di fortuna, se non c’è foschia, si può godere di un panorama unico. Il sito chiude presto, prima delle 5, ma vale la pena fermarsi! Arrivati a Madaba, pernottiamo nel delizioso Mariam Hotel (www.mariamhotel.com), un piccolo albergo a gestione familiare dove mi aspetta una piacevole chiacchierata con Charl, che mi prende in giro per la mia pronuncia metropolitana damascena! Camera tripla per 42 JOD con un’abbondantissima colazione nella grande sala in legno all’ultimo piano. C’è persino la piscina. Sicuramente il miglior albergo della Giordania per rapporto qualità/prezzo. A cena, è d’obbligo gustare le prelibatezze della cucina araba e giordana da Haret Jodoudna, considerato, anche dalla Rough Guide, uno dei migliori ristoranti del paese. E tra mezzeh (antipasti) a base di hummus e altre leccornie dai sapori speziati di timo e cumino, chiudiamo la lunga giornata con un buon caffè (o un the, per chi non ama il cardamomo o i fondi nel caffè) e una rilassante fumata di narghilè. Certo non economicissimo, ma vale ogni dinaro!

Il quarto giorno di buon mattino ammiriamo gli straordinari mosaici conservati nelle chiese di Madaba, e poi ci avviamo finalmente lungo la Via dei Re, un lungo tratto della via dell’incenso che attraversa dolci colline, terreni brulli e si inerpica su aspre montagne per giungere infine alle porte di Petra. Lungo la via facciamo una breve sosta all’antico castello di Karak: il castello di per sé non è una grande attrattiva, ma addentrarci nel brulicante mercato del venerdì ci darà l’opportunità di immergerci nella vita quotidiana di un piccolo centro, calandoci nei panni di una donna musulmana che contratta coi mercanti tra le bancarelle. In alternativa, ci si può fermare alla riserva naturale del Wadi Dana, che vanta specie rare di piante e animali, e offre l’accesso ad un grazioso villaggio, con case in pietra e legno, intonacate col fango. Purtroppo la visita richiede tempo e il sole sta per tramontare…

Arriviamo finalmente a Petra, dove abbiamo prenotato al Petra Moon Hotel, un delizioso albergo proprio alle porte del sito di Petra. Dalla mia prima visita a Petra, questo albergo è stato completamente ristrutturato, tanto da poter competere con il vicino Movenpick Resort. Sinceramente lo preferivo un po’ sgangherato, ma decisamente economico..infatti, i prezzi purtroppo sono più che raddoppiati, senza contare che Petra è sempre stata la più cara fra le mete della Giordania. Ad ogni modo, se cercate su booking.com sicuramente troverete una tariffa molto inferiore di quella del sito dell’albergo. Secondo me, rimane comunque un’ottima scelta, in quanto tutti gli altri alberghi, ad eccezione dei due citati sopra, si trovano a Wadi Mousa, cittadina ad un paio di chilometri dall’ingresso del sito archeologico.

La mattina del quinto giorno sveglia all’alba per una ricca colazione e per iniziare finalmente la visita all’antica città dei Nabatei. Non ci sono parole per descrivere la bellezza di Petra: basti pensare che è stata eletta seconda delle sette nuove meraviglie del mondo. La nostra visita non è certo per i deboli di cuore: Siq, Tesoro, Templi dei Re, Teatro, ed infine, la lunga ed estenuante ascesa sotto al Monastero (fidatevi, ne vale la pena!).  E, dato che a noi sta a cuore la conservazione del sito, faremo tutto il percorso a piedi, declinando cortesemente quello che i beduini di Petra, gli Bdul, offrono come “servizio taxi”, ovvero passaggi su asini, cavalli o cammelli. Portate tanta, tantissima acqua, un paio di panini per il pranzo e, soprattutto, copritevi dal sole. Ogni anno sorgono punti ristoro nei posti più impensabili, ma se non volete essere derubati, portate almeno un paio di litri d’acqua a testa! Se siete molto atletici potete anche impegnarvi nella faticosa salita (30-40 minuti) che porta all’Altura del Sacrificio. La vista da lassù è straordinaria. Distrutti, rientriamo a sera in albergo.

L’ingresso al sito dal 2010 è arrivato ad una cifra astronomica (http://petranationaltrust.org/ui/ShowContent.aspx?ContentId=196): 90 JOD per i turisti delle crociere che non soggiornano in Giordania, e 50 JOD per gli “overnight visitors”.

Per mangiare si può andare in macchina in uno dei ristorantini su a Wadi Mousa, evitando i ristoranti turistici sulla via dell’ingresso a Petra. Noi abbiamo mangiato da Arabi nei pressi della rotatoria del centro. Buono ed economico!

La mattina del sesto giorno facciamo una breve visita alla Piccola Petra, passando per il villaggio di Umm Seyhoun, costruito appositamente per ospitare i beduini Bdul, che nel 1985 furono costretti a lasciare le grotte e le cave di Petra, dove vivevano da oltre un secolo. A questo punto, lasciamo Petra e ci dirigiamo verso Aqaba, sul Mar Rosso, per un paio di giorni di mare, immersioni e relax. A differenza di Sharm, il turismo di Aqaba è composto soprattutto da arabi, perciò è interessante girovagare per le strade, veder sfrecciare una miriade di taxi color smeraldo che scarrozzano ricchi sauditi e le loro mogli con il burqa, mentre fuori l’umidità e il caldo sono soffocanti! Motivo questo per cui le viaggiatrici potrebbero sentirsi un po’ a disagio e costantemente osservate.  Ma alla fine basta un minimo di accortezza nella scelta dell’abbigliamento e tanto spirito di adattamento. Per l’alloggio scegliamo l’hotel Alcazar, un vecchio 5 stelle che ormai ha perso la sua gloria, con un atmosfera un po’ trasandata, ma in fondo del tutto accettabile. La tripla costa 42 JOD e comprende la colazione e l’accesso al Club Murjan, sulla costa sud vicinissimo al confine con l’Arabia Saudita. Dista 10 minuti in auto dall’albergo, e c’è anche il servizio navetta (a pagamento). A cena, invece, abbiamo provato la prima sera il ristorante Ali Baba, in centro, ma non ci ha entusiasmati. La seconda sera abbiamo trovato una pescheria-ristorante vicino al lungomare, si chiamava Istacoza: il pesce lo scegli tu dal banco, lo pesano e ti dicono il prezzo, e poi scegli come cucinarlo! In realtà lo fanno solo fritto o alla griglia con salsine un po’ forti…chiedetele a parte, e ricordategli che il pesce non lo volete bruciato o rinsecchito..purtroppo quanto a doti culinarie in fatto di pesce, gli arabi non sono proprio il massimo! Solo io mangiato due aragoste e ho speso pochissimo!

L’ultima tappa del nostro viaggio, ormai giunto al suo ottavo giorno, è il Wadi Ram (ma spesso si trova traslitterato all’inglese, quindi Wadi Rum), il famoso deserto di Lawrence d’Arabia, con le sue dune di sabbia rossastra e i sette pilastri della saggezza. Arriviamo di buon mattino al centro visitatori dove paghiamo 5 JOD di quota d’accesso. All’interno ci attende la nostra guida prenotata in precedenza, Ali Attayak di bedouinroads.com. Attenzione: se si arriva al centro visitatori senza prenotazione, si è obbligati a scegliere una delle costose escursioni esposte in bacheca e si viene assegnati al primo autista libero che potrebbe anche non parlare inglese. Noi invece abbiamo optato per una delle tante guide consigliate dalla Rough Guide e abbiamo scelto l’escursione classica in jeep con pernottamento in tenda. Il prezzo varia in base al numero di persone, per un gruppo di 4, costa 50 JOD a testa. Sicuramente il tramonto nel deserto, e guardare le stelle scintillanti stesa su una duna di sabbia, sono i due ricordi più intensi di questo viaggio.

La mattina del nono e ultimo giorno, prendiamo la via del rientro lungo l’Autostrada del Deserto ed in poco più di 4 ore siamo di nuovo ad Amman, dove riconsegniamo l’auto e rientriamo in serata a Damasco.

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