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Le ferite aperte delle persone che ho incontrato in Colombia

Quando si pensa alla Colombia, si immagina sempre la guerriglia, i narcotrafficanti, la coca, come in un film, una scena holliwoddiana, poi si parla con la gente del posto e ti vengono i brividi. Ogni volta che viaggio e mi rendo conto che mentre io mi lamentavo perché mio padre nn mi faceva andare in discoteca, c’erano altri ragazzi della mia stessa età che avevano paura di essere fatti letteralmente a pezzi o vedevano la propria famiglia trucidata, mi si accappona la pelle al pensarlo, ma devo dire che purtroppo mi è già successo diverse volte. Durante le mie lunghe passeggiate Jorman, mi ha raccontato una storia, la sua , una come tante. Negli anni 70 molte persone si sono trasferite sulla costa, perché il traffico di droga iniziava a fruttare, la provincia della Guajira è al confine con il Venezuela ed è terra di nessuno, riuscirei a fare del contrabbando anche io! I paesini sono diventati molto ricchi perché la droga portava soldi facili e si sa che in Colombia la gente ama divertirsi. Così la famiglia di Jorman ha aperto un bar che fruttava bene, ma poi il padre ha iniziato ad entrare nel business della marijuana, è diventato un narcotrafficante e le cose si sono complicate. Durante l’epoca della guerriglia è nato il movimento paramilitare, all inizio era solo un aggregazione di contadini che lottava a fianco Dell esercito per sconfigge la guerriglia, poi ha iniziato a capire che controllare il traffico di droga sarebbe stato più fruttifero, quindi hanno iniziato a chiedere una “tassa” per ogni tipo di commercio e chiunque si fosse messo contro di loro sarebbe stato un nemico.

Il padre di Jorman non ha mai voluto assoggettarsi ai voleri dei paramilitari e presto è iniziato ad essere perseguitato da loro, hanno cercato di catturarlo due vote, o meglio lo hanno catturato, una volta mi ha raccontato che era ammanettato e uno dei due sequestratori ha detto all altro di prendere la ferramenta, ossia seghe varie per torturare e fare a pezzi il prigioniero, così suo padre si è buttato in un burrone pur di non essere fatto a pezzi. Dopo diversi mesi di silenzio ha iniziato a fare raccomandazioni ai figli, alla moglie, a sistemare i suoi averi. Una sera Jorman avea solo 17 anni, è andato a letto come sempre sul presto e il padre è rimasto, come sempre , in cucina a bere rum; verso mezzanotte la sorellina piccola ha svegliato Jorman per dire che suo padre stava ballando in cucina, Jorman non le ha creduto e le ha detto di andare a letto, ma poi quella frase ha iniziato ad occupare sempre più spazio nella sua testa e quando si è alzato per andare a controllare era ormai troppo tardi, suo padre si era impiccato, penzolava senza più vita al centro della cucina. Non so se perché sono psicologa o se perché aveva solo bisogno di parlare, ma mi ha iniziato a raccontare quanto questo lutto abbia impattato sulla sua vita e sulle sue relazioni sociali. La cosa tragica è stato constatare che i suoi drammi personali erano solo una piccola finestra su quello che stava succedendo nel resto del paese.

I paramilitari sono diventati ancora più pericolosi ed aggressivi dei guerriglieros, hanno preso il controllo completo del traffico di droga e hanno iniziato a prendere il controllo di interi villaggi. Così hanno deciso di cacciare tutti gli abitanti del piccolo villaggio da cui parte il trekking della Ciudad Perdida, perché era strategicamente vicino alla Sierra Nevada, dove si nascondevano i guerriglieri e dove c’erano le piantagioni di coca e marijuana. Ovviamente il picciolo paesino ha iniziato ad opporre resistenza ed essendo la maggior parte degli abitanti agricoltori, le uniche arme che avevano erano i machete, quindi da li a poco è iniziata una vera e propria guerra di machete, non so se avete mai visto quanto taglia in profondità uno di questi arnesi, la città in pochi mesi è diventata realmente coperta di sangue e i paramilitari hanno raggiunto il proprio obiettivo perché gli abitanti hanno iniziato a scappare, lasciando una città fantasma. La cosa più terribile, secondo me è che dopo questo sanguinoso conflitto è stato cambiato nome al villaggio, infatti oggigiorno si chima Machete Pelao, ossia qualcosa tipo “litigata a suon di machete” , e non è un modo di dire, sulle cartine della Colombia il villaggio si chiama proprio così! Quando ci penso vi viene la pelle d’oca , ma forse è un modo per non dimenticare tutte le vittime che questo villaggio a fatto e quanti morti ha portato la debolezza del’l uomo in questo bellissimo paese.

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