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La Guajira, la penisola più settentrionale del continente Sudamericano!

La Guajira , dove inizia Colombia come di dice qui, per me è più dove finisce la terra! Una penisola arida e desertica, popolata dalla tribù wayuu, un popolo che rispecchia la propria terra! È difficile vivere alla Guajira così come é difficile arrivarci! A 147 km da Santa Marta inizia ma finisce molte ore dopo in trasporto in 4×4 e in lancia ! Per raggiungere la punta estrema, Punta Gallina ci ho messo 12h! Questa terra è da circa due anni centro di progetti sociali per costruire un dialogo tra la popolazione wayuu e le istituzioni! La Guajira è la sede della più grande minera di carbone del paese, ma lo sfruttamento di questa risorsa ha solo aumentato la povertà e la distanza tra gli indigeni e l’economia locale. Ho avuto la fortuna di incontrare un equipe composta da psicologi e giornalisti che lavorava su questo progetto di dialogo. Il carattere e la difficoltà di raggiungere questi posti ha allontanato molto questo popolo che vive ancora in una maniera rurale in capanne di fango e amache, gli abitanti della Guajira alta sono aiutati dal turismo, ma la maggior parte della comunità ha serie difficoltà ad inserirsi nel mondo lavorativo. Mi piacerebbe rincontrare il gruppo di psicologi tra 3 anni e constatare come si stanno muovendo le cose.

La mia avventura in questa terra sperduta è iniziata a Rioacha il capoluogo della regione, dove una jeep ci ha condotto per più di 100km nella lunga strada che conduce a Maicao la frontiera col Venezuela. Come dicono i locali, la Guajira è più interesse del Venezuela che della Colombia, infatti tutta la merce che troverete è di provenienza venezuelana. Percorrendo queste strade ci si rende conto di un altro problema grave della regione: il contrabbando di benzina! Ogni 10 metri si trovano ragazzini e donne con delle enorme taniche di benzina, abitudine al quanto pericolosa, ma sembra che in questa zona sia normale. La popolazione wayuu essendo presente sia in Colombia che in Venezuela ha stipulato un accordo con entrambi i governi grazie al quale vive senza frontiere , questo gli permette sicuramente di raggiungere altri membri del proprio clan in differenti zone, ma ha incentivato molto il contrabbando di ogni genere e il traffico di cocaina.

Dopo 50 km di puro deserto, si arriva al Cabo de la Vela nella parte ovest della penisola. Il villaggio del Cabo offre sicuramente una varietà di alloggi e ristorati maggiore, ma la spiaggia è alquanto sporca e dopo circa un metro i vostri piedi toccheranno una spiacevole melma sul fondo.

 

 

Se avete l’ opportunità fate come me, alloggiate in una rancheria sulla costa a circa 30 min di auto prima del villaggio. Li il mare è azzurrissimo, la spiaggia deserta e il servizio migliore. Il tramonto è alle 6:15 , vedrete l’ arancia rossa affondar nel mare davanti a voi! Al Cabo tutto segue i ritmi della natura, alle 19:00 vi serieranno la cena e alle 21 spegneranno le luci e voi rimarrete soli sull amaca, avvolti in un manto di stelle. Vi stupirà constatare la quantità di luce che fanno le stelle di notte! Alle 5:30 una tiepida alba vi sveglierà e invece della doccia vi butterete direttamente nel caribe! Nelle vicinanze del Cabo ci sono due bellissime spiagge: Ojos de Agua e il Pilon de Azucar, personalmente ho preferito la seconda, ha un paesaggio come le scogliere d’Irlanda ma con un acqua verde e calda. Li ho fatto sicuramente il bagno più bello. Proseguite in direzione nord per Puerto Bolivar e imbarcatevi su una lancia, ma solo se il mare è calmo! Dopo un ora è mezza di navigazione di cui una buona mezz ora con secchiate d’ acqua in faccia, si arriva a Punta Gallina. Dimenticatevi di essere ai Caraibi e direi anche Dimenticatevi di essere sulla terra! Una zona desertica, coun un forte vento, arbusti bassi e pieni di rovi, lagune tra le mangrovie, terra rosse e capre che saltellano ovunque!

Su un piccolo promontorio il vosto alloggio, che dire…menomate che si dorme in amaca.

La società wayuu è fortemente matriarcale e anche in questo caso, ci sono due donne che controllano tutto, molto gentili , e gli uomini che eseguono. Piccola parentesi, per quanto il luogo sia davvero ” essenziale” il cibo è buonissimo! Ho mangiato del pargo, un pesce tipico dei Caraibi , delizioso anche se le porzioni erano per 3! E ovviamente se preferite ci sono buonissime aragoste a circa 10€!

Dopo circa un ora su di un carretto per le bestie raggiungiamo Marte, o meglio le Dune di Taroa, dove il deserto di arbusti finisce e lascia posto alle dune di sabbia dorata. La cosa unica è che le dune finiscono a picco nel mare quindi dopo una corsa dalla d’una vi potrete tuffare direttamente nel acqua verde e per fortuna fresca!

In questa esperienza ” di confine” ho avuto la fortuna di trascorrere i miei gironi con dei ragazzi davvero interessanti. Al nostro ritorno la tormenta tropicale di cui si parlava da giorno, iniziava a farsi vedere all orizzonte, così ho iniziato a scattare foto con la speranza di cogliere qualche fulmine! Nel men che nn si dica ogni oggetto di nostra proprietà si è bagnato!Presi dai nostri discorsi ci siamo adagiai sulle nostre amache ma all una di notte, nel deserto più settentrionale del Sudamerica la tempesta tropicale ci ha travolto. Nel men che nn si dica ogni oggetto di nostra proprietà si è bagnato! Siamo corsi a riparatrici in una stanza con dei materassi e abbiamo montato un accampamento cercando di mettere al riparo anche il gruppo di psicologi e giornalisti che alloggiava li!

Ci siamo scaldati e mischiati tutti, europei, latini, wayuu e alle 5:30 la tempesta è passata e ha lasciato spazio al sereno! Al nostro rivaglio ci aspettavamo di trovare tutto distrutto e allagato, ma il deserto ha assorbito tutta l’ acqua alle 6 non c’era quasi più segno della tempesta e i nostri ospiti ci hanno confermato che senza nessun problema potevamo ritornare a Cabo via mare, un po’ timorosi e in silenzio ci siamo goduti queste ultime ore di navigazione che ci avrebbero riportato di nuovo sul pianeta “terra”!

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